L’evoluzione del mercato veterinario

Sviluppi e cambiamenti del mercato veterinario

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L’evoluzione del mercato veterinario

by Blogger

Pubblicato il 09/04/2018

Come ogni mercato anche quello veterinario è in costante evoluzione e grazie alla tecnologia il cambiamento diventa sempre più rapido.

In Italia ci sono circa 6.700 strutture di cui 5.500 sono ambulatori composti da 1 a 3 medici,  un migliaio sono le cliniche e per il resto strutture specializzate come laboratori analisi, centri diagnostici, ospedali, etc.

Come si evince dai numeri  i piccoli ambulatori rappresentano più dell’ottanta per cento del mercato, ma le cose stanno cambiando, infatti da una parte gruppi di investitori stanno puntando nella veterinaria cambiando radicalmente il panorama mentre dall’altra il cliente diventa sempre più esigente chiedendo servizi specifici.

Attualmente i piccoli ambulatori offrono servizi di vario genere: visita, vaccino, chirurgia, analisi di laboratorio, ma è impensabile fare tutto e saper fare tutto, infatti le strutture gestite da gruppi di investitori sono dei centri altamente specifici che si dedicano alla medicina generale o a quella specializzata. Nella fattispecie i centri dedicati alla medicina di base puntano su comodità come apertura continuata (magari in centri commerciali), pet shop e toelettature integrate, offrendo servizi che vanno al di là del mero servizio veterinario.

In questo scenario, che poco a poco si sta delineando, gli ambulatori che rispondono al vecchio paradigma faranno fatica a fare concorrenza a vere e proprie aziende, capaci di ottimizzare i costi e quindi offrire servizi avanzati  a miglior prezzo.

Questa evoluzione porterà a dei cambiamenti importanti che richiederanno adeguamenti a tutti coloro che lavorano nel mondo della veterinaria.

Da un punto di vista del gestionale veterinario la vera sfida sarà gestire questa rete di strutture generaliste e specialistiche offrendo servizi di condivisione, comunicazione, etc.

Per quanto riguarda il singolo veterinario “specializzazione” sarà la parola d’ordine, in quanto anche essere un veterinario generalista presuppone avere qualità ben precise che hanno bisogno di specializzazione, come ad esempio capacità di relazionarsi con il cliente, capacità commerciali, etc.

Niente di nuovo in realtà se pensiamo come viene gestita la sanità umana: abbiamo un medico di base o uno studio di base che offre  servizi di tipo generico, per poi rimandare a centri specializzati per tutto quello ciò che non è ordinario.

Il paragone con la sanità umana non è un caso, infatti le aziende farmaceutiche stanno cercando di lanciare sul mercato veterinario i Piani di Salute che esistono da anni nel settore umano.

Possiamo dunque concludere che gli standard della medicina veterinaria stanno tendendo verso quelli dell’umana con tutto ciò che ne comporta.



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